Quando i bolognesi si sedevano a tavola in Piazza Maggiore

Nelle collezioni permanenti dell’Istituzione Bologna Musei si trovano alcune testimonianze curiose per scoprire un’usanza popolare di tradizione plurisecolare, oggi tornata al centro del dibattito pubblico in città.

Bologna, 13 giugno 2020 – Cuore del corpo urbano di Bologna, Piazza Maggiore è, da oltre otto secoli, lo spazio pubblico di ineguagliabile centralità dove convergono le funzioni della vita amministrativa, politica e sociale della città. Il luogo più frequentato e amato dai bolognesi che qui si sono riuniti, per celebrare sia i fatti più lieti che quelli più tristi e luttuosi. Non solo il luogo delle sue assemblee antiche, dove legiferare e scontrarsi o incontrarsi; del suo programmare e dubitare; ma anche il contenitore allestito per il suo popolaresco fantasticare? si interrogava il poeta Roberto Roversi in un contributo emblematicamente intitolato L’unica vera piazza di Bologna.

Questa piazza ha scandito, più di ogni altro luogo, gli avvenimenti storici attraverso cui si è formata l’identità odierna della città e, tra questi, vanno annoverate anche occasioni in cui le sue pietre sono state teatro di banchetti conviviali aperti alla partecipazione popolare, molto tempo prima che la condivisione performativa del cibo in eventi di socialità pubblica diventasse, in anni recenti, un fenomeno in voga nelle piazze di tutto il mondo.

Nelle collezioni permanenti dell’Istituzione Bologna Musei si trovano interessanti tracce e testimonianze su alcuni di questi eventi avvenuti in differenti epoche del passato, di cui è possibile cogliere l’importante dimensione rituale per la collettività cittadina.

Nella sezione del Museo Civico Medievale che raccoglie una splendida collezione di armi e armature, sono conservati esemplari di tipologia ludico-rituale utilizzati durante giostre e tornei che dal XII al XVIII secolo si svolsero proprio in Piazza Maggiore. Le occasioni potevano essere molteplici: ricorrenze religiose, i festeggiamenti per l’elezione pontificia, matrimoni oppure celebrazioni di importanti vittorie, come la Festa della Porchetta che si tenne

Bartolomeo, dal XIII secolo fino al 1796, quando un contingente di truppe francesi entrò in città a

il 24 agosto di ogni anno, nel giorno di San

tamburo battente presidiando la piazza e le strade affluenti.

Le origini di questa festività profana sono incerte: alcuni storici la riconducono alla vittoria della

battaglia della Fossalta del 1249 con la conseguente cattura di Re Enzo, figlio dell’imperatore

Federico II; altri eruditi fanno invece riferimento alla presa della rocca di Faenza nel 1281, grazie alla

complicità del faentino Tibaldello de Zambrasi al quale era stata rubata una porcellina. I

festeggiamenti, che duravano una decina di giorni, iniziavano alla vigilia di Ferragosto. Per

l’occasione, in piazza venivano allestiti apparati effimeri con macchine sceniche grandiose e, oltre

alle giostre dei cavalieri, si effettuavano spettacoli teatrali e prodezze di giocolieri. La festa deve il

suo nome al momento conclusivo della giornata, quando dal balcone del Palazzo Comunale veniva

lanciata una maialina arrosto offerta al popolo dal Cardinale Legato.

Se il vento della Rivoluzione conduce all’estinzione una tradizione di retaggio medievale durata oltre cinque secoli, appena due anni dopo, il 28 maggio 1798, nella stessa Piazza Maggiore va in scena un evento in cui la buona cucina si coniuga con lo spirito egalitario del tempo: il “Pranzo Patriottico dato dalle cittadine bolognesi a favore delle concittadine più povere in segno di fratellanza”. Alcuni documenti originali di proprietà del Museo civico del Risorgimento, un foglio volante e un libretto su cui sono stampati i versi e gli inni composti per l’occasione, descrivono un diverso utilizzo dello spazio pubblico attraverso uno più efficaci strumenti di propaganda giacobina per capacità di rappresentazione del nuovo ordine sociale. Il pranzo patriottico consentiva infatti ai cittadini di ogni condizione di sedersi alla stessa tavolata, uno accanto all’altro, mettendo in atto uno dei principi fondanti del movimento rivoluzionario, la fratellanzaUn pranzo patriottico di donne costituiva poi un evento ancora più significativo, se si considera il ruolo defilato e “privato” fino ad allora attribuito al genere femminile. Per questo, le circa 1200 donne che si sedettero a tavola prendendo pubblicamente possesso di Piazza Maggiore, diedero vita a un momento di fraternità e beneficienza degno di essere annoverato nelle cronache.

La manifestazione prese il via ufficiale con un solenne corteo delle partecipanti al pranzo accompagnate dalle autorità civili e da corpi di Guardia Nazionale e granatieri. Gli inni declamati pubblicamente costituivano una componente essenziale della coreografia della festa patriottica rivoluzionaria, al pari dell’addobbo floreale e tricolore e della sfilata militare. I testi, pieni di ardore rivoluzionario e di gioia per l’evento, celebravano anzitutto i fondamentali principi rivoluzionari, dei quali il pranzo consumato insieme era evidente simbolo: giustizia, fratellanza, libertà, pace; la dura realtà delle indigenti veniva trasfigurata nella “giuliva povertà” di cui le donne si proclamavano “ancelle”.

Il menù del pranzo femminile, purtroppo interrotto da un violento acquazzone poco dopo la prima portata, sembrava volere smentire con l’abbondanza delle portate l’abituale povertà delle donne “indigenti”, invitate al pranzo dalle sorelle benestanti, e comprendeva: salumi, minestra di maccheroni, lesso di manzo, umido di vitello, arrosto di agnello, crostate, formaggio e frutta, con accompagnamento di pane e vino nero e bianco.

“Le parole di Roberto Roversi rimandano a come Piazza Maggiore è stata abitata quale spazio pubblico dai suoi abitanti – commenta Roberto Grandi, presidente Istituzione Bologna Musei – Oggi, che si sta concretizzando la proposta di organizzare una cena in piazza avvolti dalla bellezza della eredità culturale che la circonda, è giusto rivolgersi ai musei civici di Bologna che conservano le memorie materiali della storia del nostro territorio. In particolare il Museo Medievale e il Museo del Risorgimento attraverso le loro collezioni rimandano e testimoniano due usi pubblici e popolari della Piazza. Da un lato le giostre e i tornei che dal XII si tenevano in Piazza Maggiore, punteggiati dalla Festa della Porchetta celebrata per 500 anni il 24 agosto. Dall’altro il “Pranzo Patriottico dato dalle cittadine bolognesi a favore delle concittadine più povere in segno di fratellanza” il 28 maggio 1798 in Piazza Maggiore. In pieno clima rivoluzionario 1200 donne si sono appropriate della Piazza allestendo questo pranzo. Mantenendo l’abbinamento identitario di Bologna tra cibo conoscenza e cultura sarebbe significativo che al pranzo in Piazza venissero affiancati percorsi all’interno dei nostri musei e nella città per arricchire l’esperienza di unicità e autenticità di una visita a Bologna”.

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