Museo Civico Archeologico di Bologna (Roberto Serra / Iguana)

La Finestra sul cortile

Prosegue il nuovo format digitale dell’Istituzione Bologna Musei, con video sul patrimonio artistico dei musei civici, su Facebook, a bacheche incrociate.

Bologna, 29 maggio 2020. Mentre le sedi dell’Istituzione Bologna Musei hanno riapertoal pubblico con misure e standard di sicurezza allineati alle più recenti linee guida governative, non si fermano le attività on line fruibili a distanza, con un ruolo complementare alla visita in presenza.
L’offerta di accessibilità digitale al patrimonio storico-artistico civico prosegue con nuove proposte trasversali ad ogni area disciplinare dell’Istituzione Bologna Musei, grazie all’impegno delle professionalità museali impegnate quotidianamente nelle attività di promozione e divulgazione.

Nuove puntate saranno pubblicate domani 30 maggio e domenica 31 maggio per il format, La finestra sul cortile, pensato per Facebook, che si propone di stabilire un dialogo tra le collezioni permanenti dei quattordici musei dell’Istituzione. Una serie di “finestre” aperte sul “cortile” comune dell’Istituzione Bologna Musei per sbirciare con occhi nuovi nelle collezioni degli altri.

I molteplici collegamenti e le tante storie che legano tra di loro le migliaia di oggetti ed opere custodite nei musei verranno raccontate in una serie di brevi video, della durata di 5 minuti circa, in cui si sveleranno questi intrecci, aprendo “finestre” su tematiche condivise.
I video saranno postati sulle bacheche Facebook “scambiate” dei musei ogni sabato e domenica alle ore 12, per le prossime settimane.

Di seguito il programma di questo weekend:

sabato 30 maggio, h 12.00

Otello Sangiorgi, Museo civico del Risorgimento, racconta “La corazza austriaca” sulla pagina Facebook del Museo Civico Archeologico
https://www.facebook.com/MuseoCivicoArcheologicoBologna/
All’interno del Museo del Risorgimento trova un posto d’onore la vetrina che contiene alcuni cimeli, presi agli austriaci come bottino di guerra dopo la vittoriosa battaglia dell’8 agosto 1848. In particolare si segnalano una corazza da corazziere e un elmo. La corazza ha una caratteristica particolare, quella di avere solo la parte anteriore, il che costituì un problema rispetto alle più complete corazze francesi: negli scontri fra le cavallerie pesanti gli austriaci avevano sempre la peggio, e pertanto lo stesso Napoleone finì per incentivare all’interno del suo esercito l’uso della corazza completa. Quanto all’aspetto, spicca la grande “v” dorata al centro, che denotava l’appartenenza all’ufficiale superiore, mentre la forma dalla linea curva permetteva di far scivolare i fendenti nemici. Una caratteristica quest’ultima che ritroviamo anche nell’elmo, con la sua particolare cresta. Per quanto riguarda le decorazioni, sempre dell’elmo, vi troviamo l’aquila bicipite, simbolo dell’impero austriaco, e il monogramma imperiale FJI (Francesco Giuseppe Imperatore). Anche le armi antiche, soprattutto gli scudi o alcune armature difensive, erano decorate, ma nel caso dell’elmo austriaco la decorazione perde il suo significato apotropaico, venendo invece a denotare l’appartenenza all’esercito. Ai lati tuttavia compaiono invece raffigurazioni di animali fantastici, proprio come quelle presenti sulle armi antiche del Museo Archeologico.

Anna Dore, Museo Civico Archeologico, racconta “Gli elementi dell’armamento nell’Italia preromana” sulla pagina Facebook del Museo civico del Risorgimento
https://www.facebook.com/museorisorgimentobologna/
L’arte della guerra e la figura del guerriero sono elementi importanti per la popolazioni dell’Italia antica, anche se in modi diversi a seconda della cronologia e del territorio. 
Lo documentano alcuni oggetti conservati al Museo Archeologico. Tra di essi figurano uno schiniere, ossia un parastinchi, la cui comparsa segna nell’Italia antica l’arrivo di un modo di combattere che proviene dalla Grecia e che definiamo “oplitico”, da “oplita”, ossia cittadino armato. Un modo di combattere in falange, in cui il cittadino in armi protegge con il grande scuro rotondo se stesso ma anche il compagno a fianco. Il secondo oggetto è un disco corazza in bronzo e ferro che ci porta nelle Marche, territorio dei Piceni. Un oggetto che sembra tuttavia essere un tratto caratteristico di un’altra cultura, vale a dire dell’armamento dei guerrieri di stirpe sabellica, ossia di quelle tribù che occupavano un territorio fra l’Appenino laziale e l’Abruzzo. Il terzo oggetto è un cinturone proveniente dal sud Italia, nella zona fra Campania, Irpinia e  Lucania, che oggi viene considerato un segno di altissimo rango di chi lo indossava.


domenica 31 maggio, h 12.00

Laura Minarini, Museo Civico Archeologico, racconta “L’Atena Lemnia” sulla pagina Facebook dei Musei Civici d’Arte Antica
https://www.facebook.com/MuseiArteAnticaBologna/
L’Atena Lemnia rappresenta uno dei capolavori del Museo Archeologico. Si tratta di una testa in marmo pentelico attribuita a uno scultore attivo tra la fine del I sec. a.C. e la fine del I sec. d.C.
Per lungo tempo nella testa si riconobbe la rappresentazione di un giovane, un atleta o forse il dio Apollo, e soltanto alla fine dell’Ottocento l’archeologo tedesco Adolf Furtwängler la collegò a una scultura acefala conservata a Dresda e propose di identificarla con una statua raffigurante Atena eretta sull’acropoli di Atene. Si trattava di una scultura in bronzo (oggi perduta), realizzata dal grande scultore Fidia negli anni compresi fra il 451 e il 447 a.C., su commissione dei coloni ateniesi dell’isola di Lemno. Per tale motivo fu definita Atena Lemnia. La scultura fu particolarmente ammirata nel mondo antico, ma nella sua versione conservata nella testa Palagi ebbe un grandissimo successo anche in tempi moderni. Divenne infatti fonte di ispirazione per numerose creazioni artistiche. Tra di esse, una testa realizzata nel 1912 dallo scultore Vincenzo Gemito e oggi conservata alle Collezioni Comunali d’Arte.

Silvia Battistini, Musei Civici d’Arte Antica, racconta “La testa Gemito” sulla pagina Facebook del Museo Civico Archeologico
https://www.facebook.com/MuseoCivicoArcheologicoBologna/
Nella Galleria Vidoniana delle Collezioni Comunali d’Arte è esposta una scultura dalla storia veramente particolare: un busto, che a prima vista potrebbe sembrare antico, riproduce la famosa testa di Atena Lemnia oggi conservata al Museo  Archeologico. La testa è stata realizzata nel 1912 dallo scultore napoletano Vincenzo Gemito, che si era distinto nella scena artistica napoletana degli ultimi decenni dell’Ottocento per le sue straordinarie qualità di scultore verista, ma che dai primi anni del nuovo secolo fu sempre più attratto dalla scultura classica. La realizzazione della testa rientra in questa fase della sua attività, quando, seguendo i suoi pensieri visionari, dichiarava di essere il profeta dell’arte classica. Quest’opera fu chiamata da Gemito “Efebo”: egli infatti non conosceva l’originale e non sapeva che la testa, dopo anni di discussioni tra gli archeologi, rappresentava invece il volto dell’Atena Lemnia. A Gemito infatti era stato donato da un amico uno dei tanti gessi da essa ricavati e partendo da quello ne aveva fornito una versione in marmo.

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